Marinella, Roberta, Jyoti: tre donne che per l’8 marzo non hanno nulla da festeggiare

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Foto di Obbiettivi Toscani

di GERARDO ADINOLFI

“Basta” sussurrava con la voce flebile Marinella. “Te lo spacco quel muso”, le urlava invece il marito, Giacomo. E poi rumore di schiaffi: uno, due, tre, quattro, diciotto, diciannove, venti. Qualche minuto di silenzio. E poi giù botte, di nuovo.  Uno, due, tre quattro, diciotto, diciannove, venti. Marinella quella volta gli insulti, le umiliazioni, le botte le ha registrate. 40 minuti di terrore, che solo a leggerle mettono i brividi. Però non ha avuto il coraggio di denunciare suo marito. E a fine ottobre, secondo i pm, è stata uccisa, massacrata di botte. Il giorno del funerale, sulla tomba, c’erano anche i fiori comprati dal coniuge. Il caso era stato archiviato come morte naturale. Solo pochi giorni fa grazie alla denuncia del fratello di Marinella e alle indagini delle forze dell’ordine. E a quel cd con i 40 minuti di terrore l’uomo è stato arrestato, ed è indagato.

Dalla notte del 13-14 gennaio 2012 si sono perse invece le tracce di Roberta Ragusa. Imprenditrice, madre affettuosa di due figli che ora hanno 18 e 14 anni. Tre anni fa Roberta, nelle stesse ore in cui il mondo poco più lontano imparava a conoscere la Concordia e Schettino, è sparita. Senza documenti, cellulare, in pigiama. E senza i figli. Secondo l’accusa Roberta sarebbe stata uccisa dal marito Antonio Logli che poi avrebbe distrutto il cadavere. Venerdì 6 marzo la procura ha chiesto il rinvio a giudizio ma il gup è stato di altro avviso: Logli prosciolto perché il fatto non sussiste. Roberta potrebbe anche non essere stata uccisa, dice il giudice. Da tre anni però, di lei non c’è nessuna traccia.

In India il 16 dicembre 2012 una studentessa di 23 anni, Jyoti Singh, è stata stuprata da quattro uomini su un autobus a Delhi. La ragazza è morta alcuni giorni dopo a causa delle ferite. I colpevoli sono stati condannati a morte. In questi giorni però il governo indiano vuole vietare la proiezione di un documentario della regista inglese Leslee Udwin India’s Daughter che racconta quella brutale violenza.Il governo sostiene sia una “cospirazione internazionale per diffamare l’India”.

Qualche dato. Secondo il Viminale in Italia nel 2014 i reati di “maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli” sono passati da 11991 a 12125 e l’81 per cento delle vittime sono donne o bambine.  I reati di “sfruttamento della prostituzione” e “pornografia minorile” sono passati da 2927 nel 2013 a 3084 nel 2014, con un incremento del 5,4 per cento.

Domani 8 marzo 2015, la festa delle donne. Ma cosa c’è da festeggiare?

Ps E se per strada vi passa accanto una ragazza con gonna, calze e tacchi potete legittimanente pensare: “Che bella donna” ma non “Guarda come fa la troia”. Non è solo ciò che diciamo che ci caratterizza, ma soprattutto quello che pensiamo quando siamo da soli, con la nostra coscienza.

La foto è di Obbiettivi Toscani, dalla mostra Again(st) women

 

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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