Perché io non avrei pubblicato il video della morte di Mango

468x234_1402871052Tra il diritto di informare e la necessità del non scadere nel cattivo gusto e nell’inutile spettacolarizzazione c’è una linea sottile spesso invisibile. Che frequentemente viene sorpassata senza neanche farsi troppi problemi con il pretesto della completezza dell’informazione e di un racconto a 360 gradi.

Da giornalista, attento alle forme di comunicazione odierne (ha più senso dire nuove?) e ai gusti dei lettori (spesso opinabili) oggi, ad esempio, non avrei pubblicato il video della morte di Mango sul palco del palazzetto di Policoro, in provincia di Matera. Una grave perdita per il panorama musicale italiano, e soprattutto per quanti in tanti anni hanno trovato nelle canzoni del cantante appena sessantenne un sollievo, un momento di felicità, un attimo di spensieratezza o di poesia.

A che serve, però, vedere, far vedere e condividere l’istante esatto in cui Mango, mentre canta Oro (una delle sue canzoni più celebri) sul palco ha un malore e muore, a causa di un infarto? Giornalisticamente parlando, a nulla. Solo a spettacolarizzare la morte (come se non bastasse la scomparsa davanti a centinaia di persone e fan), solo a rendere i lettori “guardoni della fatalità”. Solo al far proliferare quel nuovo modo di fare informazione  che mette in secondo piano la notizia solo per lasciare spazio alla voglia di reality. Come se non fossimo già abbastanza consci di cosa è la morte. Come se non avessimo mai sofferto in vita nostra la perdita di quanto ci è caro. Come se avessimo bisogno di canalizzare le nostre paure trasformandole in realtà Una realtà che tocca, però, solo gli altri e cui vorremmo essere spettatori non paganti. Ma sempre alla debita distanza.

Il video, lo ammetto, io l’ho visto. Ed era inevitabile essendomi apparso insistentemente nella mia bacheca Facebook, e su Twitter, e sulle prime pagine di alcuni siti online. Anche il più scettico, prima o poi, si trova a fare i conti con la propria morbosa curiosità. L’ho visto e però me ne pento. Perché il ricordo che voglio avere di Mango non sono le sue ultime parole, di dolore, ma gli acuti de “La rondine” sparati a tutto volume nello stereo dell’auto durante i miei viaggi verso il mare, in estate. Quello sì che mi fa tornare in mente la serenità.

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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Una risposta a Perché io non avrei pubblicato il video della morte di Mango

  1. Carmela Adinolfi ha detto:

    L’ha ribloggato su Diritto di Sceltae ha commentato:
    Perché non avrei pubblicato il video di una morte.

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