Di Genny, Gastone e Ivan: una storia sbagliata

1508992_10202723959713693_1038055436454287246_nQuesta è la storia di una partita, una di quelle che di solito poi nessuno più si ricorda. Ma non oggi. Questa è la storia di una curva, che lancia petardi e fumogeni contro steward e vigili del fuoco. Questa è la storia di una Nazione, che dovrebbe combattere la mafia ma non sa gestire un manipolo di delinquenti. Questa è la storia di un popolo, che si indigna sui social network e ironizza su tutto, per poi dimenticare. Questa è la storia di tanti giovani, attratti dal potere e dalle “palle quadrate”. Questa è la storia di un presidente di calcio, che avrebbe dovuto restituire la Coppa e, anzi, ritirare la squadra pur di non scendere a patti con chi comanda senza autorità.

Questa è la storia di tanti sportivi, che hanno pagato per un biglietto, per un viaggio, per un giorno di ferie dal lavoro per uno spettacolo indegno. Questa è la storia di tanti che se ne fregano, “tanto si ammazzano tra di loro”. Questa è la storia di una tessera, che vieta al padre di famiglia di andare allo stadio ma permette al delinquente non solo di andarci, ma di portarci anche bombe carta, spranghe e fumogeni. Questa è la storia di una minoranza, che getta fango un’intera città. Questa è la storia di quella città, che non si ribella contro la minoranza ma contro chi ne parla male. Questa è la storia di una mentalità, quella del “siamo ultras e facciamo quello che cazzo ci pare”. Questa è la storia di una trattativa mafiosa, di cui lo Stato ne è ben maestro. Questa è la storia di Genny a’Carogna, leader indiscusso di una curva, figlio di camorrista, alta carica decisionale, almeno per una sera, dello stato e della giustizia sportiva. Questa è la storia di Gastone, ultras romanista degno testimonial degli spaghetti western. Questa è la storia di Ivan Bogdanov, il terribile ultras della Serbia ritornato subito alla memoria. Questa è la storia di Genny, Gastone, Ivan e dei loro figli, senza speranza e futuro. Questa è una storia tutta italiana. Una storia sbagliata.

Il problema non sono i cervelli in fuga, ma i non cervelli che restano. 

di GERARDO ADINOLFI

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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