Renzi, che fine ha fatto la rottamazione?

#Cambiareverso #lavoltabuona non è un’operazione semplice. Soprattutto se, dopo aver fatto della rottamazione della vecchia classe politica il proprio punto di forza, ci si ritrova alla guida di un Paese per scelta di alcune mani alzate ad un’assemblea Pd e non dei voti degli elettori italiani.

Quella dei 44 sottosegretari del governo Renzi I sembra una lista della spesa in un discount di periferia con poche novità, qualche sorpresa scontata, e molte perplessità.

Ai Trasporti c’è Antonio Gentile, chiamato dal premier Renzi come sottosegretario alle Infrastrutture e accusato di aver fatto pressioni, solo 10 giorni fa, sull’Ora della Calabria .Il senatore Ncd, tramite lo stampatore del quotidiano calabrese, non voleva la pubblicazione di una notizia riguardante il figlio al quale vengono contestati i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere nell’ambito del caso Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Il giornale quel giorno non è uscito nelle edicole per un “guasto” alle rotative. “Caccia sta cazz’ i notizia sui Gentile”, si ascolta in un audio shock.

Poi alla Giustizia Enrico Costa, relatore del Lodo Alfano e scelto dall’allora governo Berlusconi per riformare la giustizia.”E stato in prima fila – scrive il Fatto Quotidiano – per perorare le battaglie di Silvio Berlusconi per riformare la giustizia: processo breve, depotenziamento delle intercettazioni, inasprimento delle sanzioni per i giornalisti per il reato di diffamazionela cosiddetta legge bavaglio. Ha proposto la rivisitazione al ribasso dei termini di prescrizione della ex Cirielli, è stato promotore di almeno una proposta per la responsabilità civile di magistrati”.

E alla Cultura c’è anche Francesca Barracciu, europarlamentare Pd costretta a fare un “passo indietro”, a gran voce, dalla candidatura alle regionali in Sardegna perché indagata per peculato in un’inchiesta bis sui fondi ai gruppi consiliari così come Umberto Del Basso De Caro in Campania

#Cambiareverso #lavolta buona è ancora più difficile, se nella scelta dei ministri permangono i paletti figli delle larghe intese. Alzi la mano chi, sonnecchiendo dinanzi allo streaming di una delle Leopolde, immaginava che rottamazione significasse mandare a casa Bersani, Letta, Cuperlo e D’Alema per sostituirli con Alfano, Lupi, Lorenzin.

E’ un governo, per ora, che punta tutto sui numeri: 16 ministri, 8 donne, 44 sottosegretari, di cui 9 viceministri. 1 riforma al mese, per 4 mesi. Ma in concreto? Che fine ha fatto la rottamazione?

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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