Aurora, 15 anni, morta sui binari di una “non” stazione

Aurora, in una foto su Facebook

Aurora, in una foto su Facebook

Probabilmente quegli occhi verdi il macchinista non li dimenticherà mai, pur non essendo affatto colpa sua. Ogni volta che guarderà sua figlia o sua nipote crescere, ogni volta che con il suo treno passerà dal primo binario della stazione di Cascina, in provincia di Pisa. Ogni volta che sul giornale, o al bar con i colleghi, si parlerà di un nuovo incidente mortale sui binari.

Probabilmente quegli occhi non li dimenticheranno neanche i due amici di Aurora, quindici anni, travolta e uccisa da un treno mentre attraversava i binari della piccola stazione pisana. Sono salvi per miracolo, i due compagni di scuola. Lei, che aveva attraversato un secondo prima di Aurora. Lui, rimasto fermo, immobile, pietrificato, annientato, ammutolito dall’orrore che lì, a 2 centimetri dai suoi occhi, lo ha colto all’improvviso.

Probabilmente quegli occhi nessuno li dimenticherà. Eppure niente, neanche dopo quell’incidente sembra essere cambiato. A Cascina i ragazzi continuano a usare i binari come scorciatoia per attraversare il paese. “Nello stesso punto in cui è morta Aurora – dice un macchinista di un treno merci – oggi un signore stava attraversando. Ho suonato per 30 secondi ma lui non si è neanche girato a guardarmi”.  Nessun controllo, nessuna mano alzata, nessun fischietto: le piccole stazioni ormai sono tutte automatizzate e controllate da remoto. Se a Firenze Santa Maria Novella, a Roma, a Milano la Polfer ancora riesce a intervenire richiamando e multando i pendolari che attraversano di fretta i binari, snobbando i sottopassi,  nelle piccole stazioni di provincia, nelle “non stazioni”, come le ha chiamate il quotidiano Il Tirreno, questo non è possibile. 20120612-binari

La stazione non più un luogo vivo, dove salutare il bigliettaio e passare, con passo svelto, davanti al gabbiotto del poliziotto. Ora a regnare è l’assenza e quel suono,metallico, degli altoparlanti. “Treno in arrivo, non oltrepassare la linea gialla”, viene scandito a intervalli regolari nelle stazioni di tutta Italia. Ma ciò non basta. Disattenzione, fretta, gioco, sfida, il sentirsi capaci di tutto, il “tanto non può succedere a me”. E invece succede. E’ successo il 21 gennaio ad Aurora, studentessa di 15 anni che stava tornando a casa da scuola. E’ successo l’8 gennaio a Maurizio, trentonnenne di San Piero a Sieve, nel Mugello che per non arrivare tardi al lavoro ha cercato di oltrepassare i binari di superficie nonostante il suo treno stesse già arrivando. Lì, alla stazione di Vicchio, il sottopasso non c’è. A Maurizio urlavano “Attento, attento. Con Aurora, invece, nessuno ha avuto il tempo. E su quei binari, per ora, resta solo l’immagine del padre in ginocchio, in lacrime, accanto a un lenzuolo ancora troppo bianco.

La cronaca: Aurora, quindici anni, travolta dal treno

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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