La mafia (non) uccide solo d’estate

la-mafia-uccide-solo-d-estate-2-nuove-clip-foto-e-locandina-del-film-di-pif-4-620x350Ridi per tutto il film ma con un nodo alla gola. E quando si accendono le luci in sala c’è chi piange, chi ha gli occhi lucidi. Chi fissa lo schermo con i titoli di coda.

Le coppie si guardano e si stringono in un abbraccio. Chi è ancora seduto si appoggia sulla spalla dell’altro. Gli uomini fingono indifferenza, ma quella luce negli occhi tradisce un principio di lacrima, spazzata via non appena i lampioncini della lunga sala ha iniziato a illuminare, dopo 90 minuti, le poltroncine blu dell’Odeon di Bologna. Un cinema nato per la proiezione di film a luci rosse e che trent’anni dopo ritrova il suo rosso nel sangue degli innocenti. Nel sangue di magistrati, poliziotti, sindacalisti, siciliani vittime della mafia.

“La mafia uccide solo d’estate”, il primo lungometraggio di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, è un pugno allo stomaco. Ti costringe a ridere, a volte anche contro la propria volontà. Lo giuro, ho provato a trattenere quel sorriso amaro quando Toto Riina, il capo di Cosa Nostra per anni latitante, non riusciva neanche ad imparare come si usasse l’aria condizionata. O quando Leoluca Bagarella, il braccio armato di Riina esecutore di centinaia di omicidi ritarda ad uccidere perché innamorato delle foto e dei ritagli di giornale di Ivana Spagna. Però è stato impossibile. E mentre ridevo stavo male perché pensavo a come persone così stupide, ignoranti, reietti della società siano riusciti a fare tanto male. A uccidere il bene. A far diventare la mafia una potenza intelligente e a portarla al vertice del potere.

Tra un megaposter di Andreotti e le immagini reali della folla inferocita al funerale di Nando Dalla Chiesa Pif consegna all’Italia finalmente una pellicola di cui andare fieri. Un film che andrebbe visto nelle scuole, se solo nelle scuole si iniziasse a insegnare ai più piccoli il significato di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Se solo nei licei, tra una versione sul De bello Gallico e una pagina di filosofia dell’antica Grecia ci fosse un po’ di spazio, ma giusto un po’, per ricordare che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non sono solo una foto sorridente in bianco e nero che i giornali e le bacheche Facebook rispolverano ogni anno tra maggio e luglio. Che il Dalla Chiesa che dovrebbe essere più ricordato non è la Rita di Forum, ma il padre, il generale Carlo Alberto. E che c’era un giudice, in Sicilia, ucciso a soli 38 anni e il suo nome era Rosario Livatino.

E dovremmo spiegargli anche, a questi ragazzi, che il padre del piccolo Arturo aveva torto quando cercava di tranquillizzare il figlio dicendo che “la mafia uccide solo d’estate”. Non è stato così per Giuseppe Fava, giornalista. Era il 5 gennaio 1984 quando a Catania fu freddato da 5 proiettili appena sceso dalla sua auto. Ed era marzo quando a Corleone nel 1948 fu rapito e ucciso il sindacalista Placido Rizzotto. Faceva freddo, ed era ottobre, quando invece fu ucciso il giornalsita de L’Ora Giovanni Spampinato mentre era primavera quando il 9 maggio fu “suicidato” Giuseppe Impastato. E andatelo a spiegare voi che anche la camorra uccide solo d’estate ai familiari e agli amici di Vincenzo Liguori, 57 anni, meccanico ucciso per errore in una sparatoria a San Giorgio a Cremano il 13 gennaio 2011. E già che ci siete anche alla fidanzata e alla madre di Pasquale Romano, 30 anni, ucciso per errore da due sicari in sella ad una moto a Napoli. Era il 15 ottobre 2012. C’era buio e quella sla-mafia-uccide-solo-d-estate-5-clipera, in quella strada, in quei cuori, c’era solo freddo e oscurità.

La mafia non uccide solo d’estate, carò papà di Arturo,che potresti essere il padre di tutti noi. E, forse, sei tutti noi quando cerchi di non far parte del problema, di tenerlo lontano, di far finta che non esista. La mafia uccide tutti i giorni: d’estate, inverno, primavera e autunno. Questo Pif lo sa bene e ci ha aiutato a capirlo. Almeno fino alla prossima puntata de L’Onore e il Rispetto o del Casalese.

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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