Commissione Antimafia, perché non Capacchione?

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Screen da repubblica.it

“Ma perché al Pd non è venuto in mente di designare Capacchione alla presidenza dell’Antimafia”. Se lo è chiesto, su Facebook, Vincenzo Iurillo giornalista de Il Fatto Quotidiano. Se lo sono chiesti  in tanti leggendo della nomina, come presidente della Commissione Antimafia di Rosy Bindi. Ci perdoni l’onorevole, la cui onestà non è assolutamente messa in dubbio. Ma partecipare alla marcia antimafia di Suvignano(Siena) contro la vendita all’asta della tenuta confiscata a Cosa Nostra può bastare per capirne abbastanza di mafia? “Non ne so nulla di mafia”, ha ammesso Bindi secondo quanto racconta Attilio Bolzoni su Repubblica qualche tempo fa. E allora, in qualche mese o più, cosa è cambiato?

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Rosaria Capacchione

Ma si sa, in Italia non sempre la scelta migliore è quella giusta, e viceversa. Perché pensare di designare dunque Rosaria Capacchione, parlamentare Pd che da giornalista è stata più volte intimidita e minacciata dal clan dei casalesi? Oppure Claudio Fava (Sel) figlio di Pippo Fava, giornalista ucciso da Cosa Nostra nel 1984 e, soprattutto, esperto di sistemi mafiosi e terrorismo? Troppo facile. Troppo comodo. Troppo “giusto”. Essere sotto scorta dal 2008 non basta. Aver subito minacce pubbliche lette dall’avvocato del boss durante un processo non basta. Aver subito intimidazioni in casa, essere costretti a cambiare percorso ogni giorno, ad essere privati della propria libertà, della propria famiglia non basta per presiedere una Commissione Antimafia. Essere stata la prima, e unica, giornalista a capire le dinamiche economiche della camorra, a spiegare la strage di Castel Volturno contro gli immigrati, a raccontare come si muove, agisce, e prolifera la criminalità organizzata antimafia non basta.

Magari l’operato della nuova Commissione Antimafia ci smentirà. Ma per ora, i dubbi, restano tutti.

Ps. La storia di Rosaria Capacchione, insieme alle minacce a giornaliste come Marilena Natale, Marilù Mastrogiovanni, Amalia De Simone è raccontata nel mio ebook “La donna che morse il cane. Storie di croniste minacciate”

Ps. Giuseppe Fava, consiglio di ascoltare, e riflettere, con la sua ultima intervista 

Twitter@gerryadi

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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