La cultura non ce l’ha fatta

Ieri sono entrato in una libreria, e mi sono perso. Uno smarrimento felice, non di quelli che ti costringono a cercare la strada di casa, o a tentare di buttar giù, senza successo, due parole nella lingua del posto agitando le mani, come a dire, “ma come fai, tu, a non capirmi”.

Perdersi tra gli scaffali, respirare il profumo dei libri, vagare senza meta tra i settori: narrativa, poesia, saggistica, letteratura straniera. Quando mi sono reso conto di quanto tempo era trascorso mi sono accorto anche di avere quattro libri in mano, ognuno, a suo modo, importante. Libri che mi avevano scelto, e non io loro, che erano balzati alla mia vista distinguendosi tra tanti simili. Non meno importanti, ma soltanto non adatti in quel momento. Magari passi decine e decine di volte davanti a “quello” scaffale in cerca di “quel” libro ma lui sbuca all’improvviso, quando sente che il momento è adatto. E farà finta che sia tu ad averlo scelto, lasciandoti la facoltà di raccontare agli amici: “Ho scoperto proprio un bel libro”, quando invece è stato lui a lasciarsi scoprire. Dovrebbero dedicare una giornata alla bellezza senza tempo delle librerie. Organizzarci gite con le scuole, portarci i bambini fin da piccoli per abituarli. E invece, le librerie, chiudono.

Mortificate dall’immediatezza degli store online, schiacciate tra affitti troppo alti e cali nelle vendite, vittime della stretta creditizia e delle grandi catene che hanno tutto, e attirano tutti. Le librerie chiudono, in Italia e non solo. Negli Stati Uniti Barnes & Nobles chiuderà un terzo delle librerie nel prossimo decennio. Nel nostro paese la situazione è forse anche peggiore. A Milano, già nel 2009, aveva chiuso la storica libreria Porta Romana, dopo 32 anni di attività. A Firenze, in sei mesi, sono state chiuse la libreria del Porcellino, la Marzocco, la Edison e, da fine maggio, anche la Libreria dei Servi.

Tutti colpiti dallo stesso virus, dalla stessa malattia senza vaccino e che solo lo Stato, con sgravi fiscali e vantaggi anche per le piccole librerie, potrebbe arginare. «Siamo andati controcorrente aprendo in un periodo di crisi – ha raccontato a Repubblica Firenze Massimiliano Chiari, il titolare della Libreria dei Servi di Firenze che chiuderà dopo solo tre anni e mezzo di attività – Siamo stati anacronistici ma speravamo di farcela. E invece.»

E invece, ancora una volta, la cultura non ce l’ha fatta.

da Intervistato.com

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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