Ieri sono entrato in libreria, e mi sono sentito a disagio…

Foto da Te la do io Firenze

Ieri sono entrato in una libreria, e per la prima volta mi sono sentito a disagio tra i libri. Di solito non è cosi.  Divento silenzioso, quasi perso nei miei pensieri. Entrare in libreria per me è un appuntamento con la fantasia, è un biglietto d’aereo verso l’infinito, e oltre. Per un tuffo nel passato accarezzo le copertine tutte uguali degli Oscar Mondadori, e poi lo sguardo cade sempre sui libri, quelli di filosofia con la copertina nera e i disegni di una scrittura a mano bianca. Giro tra gli scaffali, sposto qualche copia lasciata lì dove non dovrebbe essere da qualche altro sognatore da libreria come me. E poi ci sono quei libri che ogni volta che entri in una libreria li prendi in mano, li giri e rigiri, rileggi la quarta di copertina che ormai sai a memoria. Scruti il prezzo, non è neanche così alto. Però poi li posi, non è ancora arrivato il momento. A me succede con l’Ulisse di Joyce. Quello in due “volumi indivisibili”, retro rosso, foto in copertina. La stessa edizione del mio libro preferito, 1984 di Orwell. Ho preso l‘Ulisse in mano nelle librerie di Urbino, Bologna, Roma, Napoli. Ho cercato di sentirlo mio, ma poi l’ho riposato. Evidentemente non è ancora arrivato il momento. I libri ti chiamano, ognuno ha il suo tempo. In 25 anni non avevo mai visto quel libro di Hikmet negli scaffali della poesia, eppure quel giorno mi è balzato agli occhi, mi è bastato toccato per “capire” che avrei dovuto comprarlo perché, in quel particolare momento, quello e solo quel libro mi avrebbe dato ciò che mi serviva. Ora non l’ho più, mi aveva dato tutto ed era inutile tenerlo sulla mensola, schiavo della polvere. L’ho regalato ad un amico perché ancora una volta quelle pagine mi hanno fatto capire di dover, di voler andare via per “riempire” qualcun altro.

Di solito, dicevo, funziona così. E invece ieri entrando in libreria mi sono sentito a disagio. Quasi provavo vergogna di essere lì e di essermene uscito con 3 libri al 30% di sconto. Già a varcare la porta di quella libreria, che fino a ieri avevo visto solo dall’esterno e in cui mi ero sempre promesso di andare, ho capito che qualcosa sarebbe stato diverso. Tra gli scaffali non c’erano i soliti “sognatori da libreria”, i libri non erano tutti in ordine, quell’odore di carta e quel brusio rilassante avevano lasciato il posto alla frenesia di trovare l’ultimo titolo giusto, l’occasione da non perdere, l’affare dell’ultimo giorno. “Perchè tutti questi sconti, perché tutta questa gente oggi”, sento chiedere da una signora ad un libraio. “Siamo in liquidazione, risponde, a fine anno chiudiamo”. La libreria Edison di Firenze, in piazza della Repubblica (sì quella vicina all’Hard Rock Cafè, anche se è l’Hard Rock Cafè ad essere vicino alla libreria Edison) a dicembre chiuderà. Al suo posto, si vocifera, forse un Apple Store, il primo nel centro di Firenze. E fino alla chiusura tutti i libri sono in sconto, con il ricavato che sarà destinato a pagare il Tfr ai dipendenti che perderanno il lavoro.

Mi avvio alla cassa a testa bassa, quasi non riesco a guardare negli occhi i librai alle casse che per 25 euro per 3 libri mi impacchettano il loro passato e il loro presente per l’ultima volta. Magari tra qualche mese in questo stesso posto un ragazzo in maglietta blu starà spiegando ad un cliente come installare il lettore ebook sul suo iPhone. Tutto giusto, il passo dei tempi, il digitale sulla carta, le leggi del mercato. Però quei tre libri oggi pesano di più. Li ripongo subito nella borsa, quasi per non farmi vedere. Monto in bici, e ritorno a lavoro con un pensiero in testa: “E se fossi venuto prima, invece di rimandare e aspettare gli sconti?”. Ma d’altronde siamo uomini, liberi perché fallibili. Ma la speranza è che come me l’abbiano pensato anche tutti quelli in fila, con attese di 50 minuti, che hanno scoperto la Edison, come me d’altronde, solo in tempo di saldi.
Aggiornamento: Nei locali della libreria è attiva una raccolta firme per una petizione da inviare al Comune di Firenze. Non per salvare la libreria, ormai destinata alla chiusura, ma affinché non venga cambiato il vincolo d’uso dell’immobile, aprendolo anche ad attività non culturali

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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2 risposte a Ieri sono entrato in libreria, e mi sono sentito a disagio…

  1. Apple Store al posto della libreria…segno dei tempi…quali tempi?

  2. walter ha detto:

    Se ti può consolare anche se tu fossi passato prima non sarebbe cambiato niente. La libreria Edison infatti, chiude perché non gli è stato rinnovato il contratto di locazione e non per mancate vendite.

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