Cinque bocciati, in prima elementare. Ma di chi è la colpa?

In una scuola elementare a Pontremoli, Massa Carrara, cinque bambini di due prime (tra cui un disabile) sono stati bocciati. “Non sapevano né leggere né scrivere”. Ma di chi è davvero la colpa? Un mio articolo da Repubblica.it

“Stiamo facendo delle verifiche, il ministero della Pubblica istruzione opererà nel migliore dei modi”. A dichiararlo è stato il ministro Profumo, dopo le polemiche scoppiate per la bocciatura di cinque alunni di prima elementare dell’Istituto Giulio Tifoni di Pontremoli (Massa Carrara). Cinque bambini, di sei anni, che non sono stati ammessi alla seconda elementare perché, come ha dichiarato il dirigente scolastico dell’Istituto Angelo Ferdani , “non sapevano né leggere né scrivere, è stato giusto fermarli per consentire loro un percorso scolastico più agevole”. Tra i bocciati tre stranieri e due italiani (tra cui un bambino disabile). Scrutinii che hanno provocato reazioni di rabbia tra i genitori, che hanno incolpato le classi sovraffollate e “pollaio” formate da 30 e 27 alunni. Alla domanda se non si sia trattato di un fatto un po’ strano il ministro ha risposto: “Certo, ma stiamo facendo le verifiche”. La relazione richiesta nella serata di ieri dal Miur all’istituto, e in pieno accordo con l’ufficio scolastico regionale, è già sulla scrivania del sottosegretario Marco Rossi Doria. “Dopo averle analizzate -spiegano dal Miur – valuteremo se effettuare una seconda verifica”.

Da analizzare, secondo il Comitato dei genitori delle scuole di Pontremoli, non c’è solo il caso dei cinque bambini bocciati ma l’andamento e l’apprendimento di entrambe le prime elementari della scuola in Lunigiana. “L’ultima verifica fatta in classe – ha spiegato la portavoce Federica Serati – è stata insufficiente o illegibile per il 75% dei casi in una classe e nel 41% nell’altra“. Il comitato non incolpa le insegnanti (“fanno quel che possono, con così tanti bambini”) ma i dirigenti che hanno dato il via libera alla formazione di due sole prime classi. “E’ una battaglia che conduciamo da settembre – spiega il Comitato – e il Tar il 30 maggio scorso ha accolto la nostra richiesta di istituire una classe in più, ma ad anno scolastico ormai concluso”. La normativa italiana prevede infatti che le classi siano formate da un massimo di 26 alunni, maggiorabili del 10%. Ma non in caso di presenza, tra i bambini, di uno studente disabile. “E’ una norma che ha sempre creato confusione – ha spiegato il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini che guida una giunta di centrodestra – l’Italia è piena di classi con disabili e con più di 20 alunni”. Ma la battaglia dei genitori non si ferma. All’orizzonte c’è una class action contro il Ministero per chiedere il risarcimento dei danni. Azione legale guidata dall’avvocato del Codacons Giuseppe Romeo: “Il prossimo passo sarà far valutare la didattica da un esperto esterno alla scuola per vedere se ci sono le basi di un’azione legale”. Ma sul piede di guerra ci sarebbero anche i genitori dei bambini che frequenteranno la prima elementare all’istituto di Pontremoli dal prossimo settembre che vorrebbero evitare la formazioni di altre classi “pollaio” e sovraffollate. “Ma per il prossimo anno la situazione sarà analoga – ha spiegato il dirigente scolastico Angelo Ferdani – avremo due classi da 29 alunni. Già quest’anno avevo chiesto la terza classe”. Per il preside dell’istituto il problema però della bocciatura dei 5 alunni non è stato il sovraffollamento: “4 dei 5 bocciati sono nella classe da 27, la scuola ha piena libertà di insegnamento e anche di valutazione”.
Per Ferdani le classi numerose sono un problema ma non si risolverà “se continueranno ad esserci anche classi “chioccia” formate da 10 alunni e di cui nessuno parla, nemmeno i sindacati”.

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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