Sbatti il mostro in home page

Una volta c’era la prima pagina. Ora c’è l’home page. Una volta c’era la verifica delle fonti, ora c’è la condivisione immediata sui social network, e che Dio ce la mandi buona. Abbiamo sbagliato con Avetrana, con zio Michele prima orco, poi innocente, poi bugiardo, poi malato, poi vittima. E abbiamo sbagliato anche ora, con Brindisi. Un sospettato già messo al rogo, neanche indagato, solo sentito. Insulti, accuse, lezioni moralistiche e minacce di morte per un uomo che, per ora, è tornato ad essere libero. Ma ferito nell’animo. Hanno sbagliato gli inquirenti, a diffondere troppi indizi. Hanno sbagliato i giornalisti, alla ricerca dello scoop, del colpevole, dell’orco cattivo da additare e esporre a pubblico flagello. E hanno sbagliato i lettori, che questo flagello lo chiedono, lo invocano. A punto di scagliarsi contro una pagina Facebook. Una volta si lanciavano monetine, ora si marchia a fuoco la vita telematica della strega da bruciare di turno. Che sia colpevole o innocente. La giustizia ha tempi lunghi, il giornalismo e l’opinione pubblica tempi brevi. E i social network, che se usati bene sono una miniera preziosa di condivisione e di informazioni (vedi terremoto in Emilia e mappa quasi istantanea delle zone colpite) a causa dell’inesperienza, e dell’ansia da notizia si trasformano in boomerang. Per giornalisti e lettori. Anche i grandi sbagliano, può capitare, ma ogni errore oggi è più amplificato. Il web permette la rettifica quasi in diretta, è vero. Ma prima di un tweet, così come lo è sempre stato per un articolo di giornale, è sempre meglio pensarci due volte. E non si tratta di autocensura, ma di buon senso. Nel mondo degli smartphone il taccuino è merce ancora più preziosa. Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina. Ora lo si sbatte in home page. Non è poi cambiato così tanto.

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Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
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