Dall’inside story al drone journalism. I robot aerei in redazione

Foto da AirPano.ru

Nel 2005 Fabrizio Gatti entrò, spacciandosi per naufrago, nel blindatissimo Cie di Lampedusa. Capelli rasati, barba lunga, vestiti logori, impronte digitali coperte e un tuffo in mare, dalla scogliera di Lampa-Lampa (così i migranti chiamano l’isola siciliana). Una settimana da clandestino, tra bagni otturati e luridi, guardie prepotenti e storie di uomini disperati. Un’inchiesta che fece scalpore, tanto da far chiudere il Cie e che costò l’accusa, al giornalista de L’Espresso, di false generalità (ma la Cassazione ha poi riconosciuto il diritto di cronaca proclamando innocente Gatti).

Io clandestino a Lampedusa è stato, per anni, l’esempio più calzante di inside journalism in Italia. Un ramo del giornalismo d’inchiesta che nel mondo vede uno dei maggiori esponenti in Pepe Rodriguez, giornalista, come raccontato in Dentro l’inchiesta, che per sette anni abbandonò la sua famiglia, i suoi affetti, i suoi amici per infiltrarsi nella setta Moon. E scriverci un libro.

Ma il giornalismo cambia, è anche l’inside journalism. Ed oggi, un’inchiesta come quella di Gatti potrebbe essere fatta al costo di 300 euro(ma siamo sicuri che abbia gli  stessi risultati e carica emotiva che le parole, e le immagini raccontate da Gatti?). The Inside Story, infatti, è un’inchiesta fatta dalla tv australiana Channel Nine che nel maggio scorso ha realizzato un’indagine giornalistica sul centro di detenzione per immigrati dell’isola di Christmas utilizzando un drone. Ai reporter era stato vietato l’accesso alla struttura e da lì la decisione di utilizzare una telecamera aerea per riprendere la vita all’interno del centro. (Qui il video, le immagini del drone al minuto 7). Droni al servizio del giornalismo, con apparecchi che possono essere acquistati a 300 euro. Come l’AR Drone 2.0, un mix tra un elicottero elettrico e una fotocamera che può essere pilotato tramite smartphone e sistema Android.

Una rivoluzione, quella del drone journalism, iniziata con Occupy Wall Street, quando uno degli attivisti,  T im Pool, ha mandato in volo un drone Parrot AR (ma ribattezzato Occucopter) che ha scattato immagini per riprendere gli scontri con la polizia e trasmettere le foto in diretta su Internet.

Esempio sperimentale di drone journalism anche in Polonia, a Varsavia, usato per riprendere una manifestazione di protesta.  Il video del RoboKopter Zamieszki è finito su YouTube, visto da 600 mila utenti.  I problemi da affrontare nel drone journalism, dicono gli esperti, sono ancora parecchi. Ci sono quelli tecnici (un drone ha un’autonomia di 15 minuti per 90 minuti di ricarica, al momento) e legali ( norme sulla privacy in testa).L’importante sarà come abusarne, così come per le telecamere nascoste. Starà ai media, ora, recepire.

Per approfondire: Il blog del Drone Journalism Lab, creato da un giornalista e professore dell’Università del Nebraska per condividere e sviluppare il drone journalism

 

Annunci

Informazioni su GerardoAdinolfi

Gerardo Adinolfi è nato nel 1987, è giornalista professionista da dicembre 2011 e lavora per Repubblica, a Firenze. Ha scritto un libro sul giornalismo investigativo "Dentro l'inchiesta" e l'ebook sulle croniste minacciate "La donna che morse il cane". Collabora con Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato
Questa voce è stata pubblicata in giornalismo, Inchieste e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...