Una volta c’era la prima pagina. Ora c’è l’home page. Una volta c’era la verifica delle fonti, ora c’è la condivisione immediata sui social network, e che Dio ce la mandi buona. Abbiamo sbagliato con Avetrana, con zio Michele prima orco, poi innocente, poi bugiardo, poi malato, poi vittima. E abbiamo sbagliato anche ora, con Brindisi. Un sospettato già messo al rogo, neanche indagato, solo sentito. Insulti, accuse, lezioni moralistiche e minacce di morte per un uomo che, per ora, è tornato ad essere libero. Ma ferito nell’animo. Hanno sbagliato gli inquirenti, a diffondere troppi indizi. Hanno sbagliato i giornalisti, alla ricerca dello scoop, del colpevole, dell’orco cattivo da additare e esporre a pubblico flagello. E hanno sbagliato i lettori, che questo flagello lo chiedono, lo invocano. A punto di scagliarsi contro una pagina Facebook. Una volta si lanciavano monetine, ora si marchia a fuoco la vita telematica della strega da bruciare di turno. Che sia colpevole o innocente. La giustizia ha tempi lunghi, il giornalismo e l’opinione pubblica tempi brevi. E i social network, che se usati bene sono una miniera preziosa di condivisione e di informazioni (vedi terremoto in Emilia e mappa quasi istantanea delle zone colpite) a causa dell’inesperienza, e dell’ansia da notizia si trasformano in boomerang. Per giornalisti e lettori. Anche i grandi sbagliano, può capitare, ma ogni errore oggi è più amplificato. Il web permette la rettifica quasi in diretta, è vero. Ma prima di un tweet, così come lo è sempre stato per un articolo di giornale, è sempre meglio pensarci due volte. E non si tratta di autocensura, ma di buon senso. Nel mondo degli smartphone il taccuino è merce ancora più preziosa. Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina. Ora lo si sbatte in home page. Non è poi cambiato così tanto.
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no compresi in questa parola. L’aria come necessità di respiro, che avvolge la normalità dell’unica vita che abbiamo, alla quale non si chiede niente di eccezionale ma di poterla vivere e respirarla. L’aria allo stadio, al cinema, al mare, con gli amici, al bar, in moto, ad un concerto. Ma a te sono preclusi, e ti manca l’aria, quell’aria seppur polverosa dei cantieri in cui lavoravi. Sei un testimone di giustizia sotto scorta: vita blindata, devi chiedere per qualsiasi cosa. Ti senti mancare l’aria. Sei in casa e vorresti aprire le finestre, ma c’è il vetro blindato e l’aria non passa. Allora esci in cortile, ma c’è il muro di quattro metri di recinzione. Vuoi uscire per superare quel muro, ma solo in macchina si può. Pregusti il vento che ti accarezza il viso, ma i vetri dell’auto blindata non si possono abbassare. Ti manca l’aria perché hai scelto di essere una persona perbene e hai fatto il tuo dovere verso la tua Terra, che ami e non hai abbandonato, e lasciare in eredità un mondo migliore affinché quell’aria che ti manca possa averla chi verrà dopo di te. Caro Borsellino, quante rinunce e sacrifici per respirare il fresco profumo di libertà di cui parlavi. Ma la libertà non ha prezzo e qualsiasi prezzo va bene alla libertà. Non ho risentimenti né recriminazioni: oggi, comunque, mi sento un uomo libero“.
“L’Aquila, tre anni dopo”. Cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto, le inchieste in corso e come il giornalismo si è comportante nei giorni, e anche dopo, il terremoto che il 6 aprile 2009 ha sconvolto l’Abruzzo. Si parlerà di questo domani 18 aprile, dalle 14 alle 17 in un incontro organizzato alla Sapienza Università di Roma, in via Salaria 113.
Si parla tanto di differenza tra web e televisione, di differenziazione, ti libertà della rete rispetto alla non interattività del tubo catodico. Si punta il dito, in maniera favorevole, su come i social network siano in grado di anticipare e creare tendenze, di dare notizie in anteprima e di sostituire e sostituirsi addirittura gli organi di informazioni. Eppure le discussioni che si sviluppano su Twitter risentono in maniera quasi esclusiva, soprattutto nella fascia serale, di ciò che chi decide i palinsesti ci permette di vedere in tv. Basta un rapido scorsio tra i Twitter Trends. Sono le 23.56, su Canale 5 è in onda Titanic. E i 10 Twitter Trends in Italia sono monopolizzati da argomenti che riguardano il film. “Titanic” al primo posto, “Rose” al secondo, “Di Caprio” al quarto. Poi troviamo “Romeo e Giulietta” (promo trasmesso da Mediaset durante il film), ”OccupyTitanic”, “Kate Winslet”, Dottor House (altro promo trasmesso da Mediaset durante una pausa del film), “Schettino” (e qui l’ironia, spesso inutile e irrispettosa si spreca) e “Carl”. Tra i dieci l’unico trend che non riguarda il Titanic è al terzo posto, ed è “Report”, che, però, è pur sempre una trasmissione televisiva.

Twitter non smette mai di stupire. Dal social network sono passate rivoluzioni, proteste, terremoti e alluvioni. Tutto in diretta, tutto aggiornato costantemente. Ma mai, prima di oggi, Twitter aveva anticipato il futuro.