Sbatti il mostro in home page

Una volta c’era la prima pagina. Ora c’è l’home page. Una volta c’era la verifica delle fonti, ora c’è la condivisione immediata sui social network, e che Dio ce la mandi buona. Abbiamo sbagliato con Avetrana, con zio Michele prima orco, poi innocente, poi bugiardo, poi malato, poi vittima. E abbiamo sbagliato anche ora, con Brindisi. Un sospettato già messo al rogo, neanche indagato, solo sentito. Insulti, accuse, lezioni moralistiche e minacce di morte per un uomo che, per ora, è tornato ad essere libero. Ma ferito nell’animo. Hanno sbagliato gli inquirenti, a diffondere troppi indizi. Hanno sbagliato i giornalisti, alla ricerca dello scoop, del colpevole, dell’orco cattivo da additare e esporre a pubblico flagello. E hanno sbagliato i lettori, che questo flagello lo chiedono, lo invocano. A punto di scagliarsi contro una pagina Facebook. Una volta si lanciavano monetine, ora si marchia a fuoco la vita telematica della strega da bruciare di turno. Che sia colpevole o innocente. La giustizia ha tempi lunghi, il giornalismo e l’opinione pubblica tempi brevi. E i social network, che se usati bene sono una miniera preziosa di condivisione e di informazioni (vedi terremoto in Emilia e mappa quasi istantanea delle zone colpite) a causa dell’inesperienza, e dell’ansia da notizia si trasformano in boomerang. Per giornalisti e lettori. Anche i grandi sbagliano, può capitare, ma ogni errore oggi è più amplificato. Il web permette la rettifica quasi in diretta, è vero. Ma prima di un tweet, così come lo è sempre stato per un articolo di giornale, è sempre meglio pensarci due volte. E non si tratta di autocensura, ma di buon senso. Nel mondo degli smartphone il taccuino è merce ancora più preziosa. Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina. Ora lo si sbatte in home page. Non è poi cambiato così tanto.

Inserito in giornalismo | Etichette , , , , , , , , | Lascia un commento

Quello che (non) ho

Quello che ho in più, dopo la tre giorni Fazio-Saviano sono queste stupende parole di Gaetano Saffioti, imprenditore calabrese nel settore dell’edilizia,  che è sotto protezione dal 25 gennaio 2002 per aver denunciato i suoi estorsorsi. A mio avviso uno dei pezzi più belli.

ARIA. Libertà, autonomia, indipendenza, scelta, limitazione, privacy, vita, normalità. Quanti significati sono compresi in questa parola. L’aria come necessità di respiro, che avvolge la normalità dell’unica vita che abbiamo, alla quale non si chiede niente di eccezionale ma di poterla vivere e respirarla. L’aria allo stadio, al cinema, al mare, con gli amici, al bar, in moto, ad un concerto. Ma a te sono preclusi, e ti manca l’aria, quell’aria seppur polverosa dei cantieri in cui lavoravi. Sei un testimone di giustizia sotto scorta: vita blindata, devi chiedere per qualsiasi cosa. Ti senti mancare l’aria. Sei in casa e vorresti aprire le finestre, ma c’è il vetro blindato e l’aria non passa. Allora esci in cortile, ma c’è il muro di quattro metri di recinzione. Vuoi uscire per superare quel muro, ma solo in macchina si può. Pregusti il vento che ti accarezza il viso, ma i vetri dell’auto blindata non si possono abbassare. Ti manca l’aria perché hai scelto di essere una persona perbene e hai fatto il tuo dovere verso la tua Terra, che ami e non hai abbandonato, e lasciare in eredità un mondo migliore affinché quell’aria che ti manca possa averla chi verrà dopo di te. Caro Borsellino, quante rinunce e sacrifici per respirare il fresco profumo di libertà di cui parlavi. Ma la libertà non ha prezzo e qualsiasi prezzo va bene alla libertà. Non ho risentimenti né recriminazioni: oggi, comunque, mi sento un uomo libero“.

Inserito in Saviano, Uncategorized, Video | Etichette , , , , , , , | Lascia un commento

L’Aquila, tre anni dopo

“L’Aquila, tre anni dopo”. Cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto, le inchieste in corso e come il giornalismo si è comportante nei giorni, e anche dopo, il terremoto che il 6 aprile 2009 ha sconvolto l’Abruzzo. Si parlerà di questo domani 18 aprile, dalle 14 alle 17 in un incontro organizzato alla Sapienza Università di Roma, in via Salaria 113. Due ore per discutere di giornalismo, di media,  e dei problemi del post terremoto a partire edalla visione del documentario “Questa è l’aquila”, girato da Shoot4Change e Anpas. Un’occasione per capire come il mondo dei media si è comportato nei giorni del sisma, e per scoprire un giornalismo diverso da quello mediatico, e dai microfoni e dalle telecamere puntate contro le vittime del terremoto. Un giornalismo che ha scoperto brogli, bugie, false promesse, spese inutili come l’acquisto di più bare del dovuto e bagni chimici in numero doppio rispetto a quanto necessario.  E sarà anche l’occasione, con il guiornalista e esperto Vittorio Roidi e con Gerardo Adinolfi, autore di Dentro l’inchiesta,  per tracciare un solco tra il vecchio modo di fare giornalismo d’inchiesta e il nuovo, che sta nascendo sul web. E in cui i lettori non sono più spettatori e utenti passivi, ma coautori dello stesso processo investigativo. Perché dal Watergate a Wikileaks i metodi sono cambiati, ma non il fine: portare alla luce ciò che qualcuno vuole nascondere.

Inserito in Inchieste, Presentazioni | Etichette , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Twitter, il Titanic e la dipendenza dalla tv

Si parla tanto di differenza tra web e televisione, di differenziazione, ti libertà della rete rispetto alla non interattività del tubo catodico. Si punta il dito, in maniera favorevole, su come i social network siano in grado di anticipare e creare tendenze, di dare notizie in anteprima e di sostituire e sostituirsi addirittura gli organi di informazioni. Eppure le discussioni che si sviluppano su Twitter risentono in maniera quasi esclusiva, soprattutto nella fascia serale, di ciò che chi decide i palinsesti ci permette di vedere in tv. Basta un rapido scorsio tra i Twitter Trends. Sono le 23.56, su Canale 5 è in onda Titanic. E i 10 Twitter Trends in Italia sono monopolizzati da argomenti che riguardano il film. “Titanic” al primo posto, “Rose” al secondo, “Di Caprio” al quarto. Poi troviamo “Romeo e Giulietta” (promo trasmesso da Mediaset durante il film),  ”OccupyTitanic”, “Kate Winslet”,  Dottor House (altro promo trasmesso da Mediaset durante una pausa del film), “Schettino” (e qui l’ironia, spesso inutile e irrispettosa si spreca) e “Carl”. Tra i dieci l’unico trend che non riguarda il Titanic è al terzo posto, ed è “Report”, che, però, è pur sempre una trasmissione televisiva.

Twitter dipendente dalla Tv? Non è certamente un caso isolato la monopolizzazione degli argomenti più discussi. Lo stesso è accaduto sabato sera, con i trends completamente dedicati ad Amici e ai protagonisti del “talent show”. E lo stesso accade quasi tutte le sere.  Serve davvero a questo Twitter?

Inserito in Twitter | Etichette , , , , | Lascia un commento

Dall’inside story al drone journalism. I robot aerei in redazione

Foto da AirPano.ru

Nel 2005 Fabrizio Gatti entrò, spacciandosi per naufrago, nel blindatissimo Cie di Lampedusa. Capelli rasati, barba lunga, vestiti logori, impronte digitali coperte e un tuffo in mare, dalla scogliera di Lampa-Lampa (così i migranti chiamano l’isola siciliana). Una settimana da clandestino, tra bagni otturati e luridi, guardie prepotenti e storie di uomini disperati. Un’inchiesta che fece scalpore, tanto da far chiudere il Cie e che costò l’accusa, al giornalista de L’Espresso, di false generalità (ma la Cassazione ha poi riconosciuto il diritto di cronaca proclamando innocente Gatti).

Io clandestino a Lampedusa è stato, per anni, l’esempio più calzante di inside journalism in Italia. Un ramo del giornalismo d’inchiesta che nel mondo vede uno dei maggiori esponenti in Pepe Rodriguez, giornalista, come raccontato in Dentro l’inchiesta, che per sette anni abbandonò la sua famiglia, i suoi affetti, i suoi amici per infiltrarsi nella setta Moon. E scriverci un libro.

Ma il giornalismo cambia, è anche l’inside journalism. Ed oggi, un’inchiesta come quella di Gatti potrebbe essere fatta al costo di 300 euro(ma siamo sicuri che abbia gli  stessi risultati e carica emotiva che le parole, e le immagini raccontate da Gatti?). The Inside Story, infatti, è un’inchiesta fatta dalla tv australiana Channel Nine che nel maggio scorso ha realizzato un’indagine giornalistica sul centro di detenzione per immigrati dell’isola di Christmas utilizzando un drone. Ai reporter era stato vietato l’accesso alla struttura e da lì la decisione di utilizzare una telecamera aerea per riprendere la vita all’interno del centro. (Qui il video, le immagini del drone al minuto 7). Droni al servizio del giornalismo, con apparecchi che possono essere acquistati a 300 euro. Come l’AR Drone 2.0, un mix tra un elicottero elettrico e una fotocamera che può essere pilotato tramite smartphone e sistema Android.

Una rivoluzione, quella del drone journalism, iniziata con Occupy Wall Street, quando uno degli attivisti,  T im Pool, ha mandato in volo un drone Parrot AR (ma ribattezzato Occucopter) che ha scattato immagini per riprendere gli scontri con la polizia e trasmettere le foto in diretta su Internet.

Esempio sperimentale di drone journalism anche in Polonia, a Varsavia, usato per riprendere una manifestazione di protesta.  Il video del RoboKopter Zamieszki è finito su YouTube, visto da 600 mila utenti.  I problemi da affrontare nel drone journalism, dicono gli esperti, sono ancora parecchi. Ci sono quelli tecnici (un drone ha un’autonomia di 15 minuti per 90 minuti di ricarica, al momento) e legali ( norme sulla privacy in testa).L’importante sarà come abusarne, così come per le telecamere nascoste. Starà ai media, ora, recepire.

Per approfondire: Il blog del Drone Journalism Lab, creato da un giornalista e professore dell’Università del Nebraska per condividere e sviluppare il drone journalism

 

Inserito in giornalismo, Inchieste | Etichette , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Giornalismo scontato al 75%

Hanno protestato i dentisti, gli avvocati, i medici e gli ingegneri. Chissà ora se contro Groupon si alzerà la voce anche dei giornalisti. In tempi in cui il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Jacopino impone una riflessione sull’accesso alla professione  e si vanta di aver ridotto le scuole di giornalismo “ci vuole lo stesso rigore che ha portato a ridurre le scuole da 21 a 12″, ha detto in un’intervista (l’ultima quella di Bologna, anche se nei comunicati ufficiali la Scuola bolognese ha dichiarato di non esser partita per la mancanza di candidati idonei) su Groupon, il famoso sito di prestazioni e oggetti a prezzi scontati appaiono anche corsi di giornalismo. “Buono sconto per un corso di introduzione al giornalismo con ebook e esercitazioni on line”, si legge nell’offerta nazionale , “a 24,90 euro invece di 99″. Il 75% di sconto, 74,10 euro di risparmio, il corso è offerto da FirstMaster: “
Questo corso utilizza un manuale in pdf stampabile (ebook), da leggere comodamente ovunque, ed esercitazioni online interattive, disponibili in qualsiasi momento attraverso una connessione internet. Metodo e piattaforma di e-learning sono conformi a standard internazionali”, si legge nell’offerta. 10 ore di corso, 8 moduli più l’extra, nozioni che vanno dalla definizione di notizia al web journalism. E qualche consiglio a presentazione dell’offerta “Il migliore consiglio che si possa dare a chi vuole diventare giornalista oggi? Uno lo dà Indro Montanelli, che diceva ”Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore”. Un altro arriva da Gandhi: “Ritengo un dovere dei giornalisti non porgere altro che i fatti ai loro lettori”. Il terzo te lo dà Groupon, con questa offerta”.

Nessun commento riguardo ai contenuti (non ho letto l’ebook, non so chi l’abbia scritto, non mi esprimo) ma quanto meno la modalità tende a lasciare un po’ perplessi. E’ vero che il giornalismo è un’arte artigiana in vertiginoso calo di qualità. Ma scontato al 75%, mi sembra un po’ troppo.

Ps Alla fine del corso vi rilasceranno un attestato in formato digitale. E io che ho speso 12 mila euro per una scuola di giornalismo. Ne sarebbero bastati 24,90.

Inserito in giornalismo | Etichette , , , , | Lascia un commento

Firenze, la neve c’è, ma per ora solo su Twitter

Twitter non smette mai di stupire. Dal social network sono passate rivoluzioni, proteste, terremoti e alluvioni. Tutto in diretta, tutto aggiornato costantemente. Ma mai, prima di oggi, Twitter aveva anticipato il futuro.

Basta ricercare l’hashtag #firenzeneve, finito tra i Twitter Trends del social network già dal primo mattino. Anche se, a Firenze, della neve, ancora non c’è traccia. Per qualcuno è eccesso di allarmismo, per altri è solo un modo per essere preparati e non cadere negli errori del passato (l’altro hashtag in voga è #il17ero, con cui i fiorentini ricordano la nevicata che il 17 dicembre 2010 paralizzò Firenze). E ciò che lascia positivamente colpiti è che a dar vita a questa sorta di “attesa comune del prossimo futuro” non sono stati gli utenti, ma l’amministrazione comunale di Firenze. Contemporaneamente all’allerta neve e al piano emergenza l’idea, brillante, di iniziare uno spazio di aggiornamento costante su Twitter. Twitter che aspetta il futuro, forse lo predice, o, comunque lo anticipa. E se in città non dovesse cadere neanche un fiocco di neve? “Che figura”, ironizzano i fiorentini. “Però almeno questa volta non si potrà dire di non essere stati avvisati per tempo”.

Per la parte pratica del piano neve a Firenze, ecco un mio articolo su Repubblica costantemente aggiornato.

Inserito in La Repubblica, Uncategorized | Etichette , , , | Lascia un commento